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L’addominoplastica è un intervento chirurgico di rimodellamento dell’addome.

A cosa serve

L’addominoplastica elimina i tessuti addominali in eccesso sull’addome, riduce il grasso superficiale, corregge alcuni inestetismi. Permette inoltre di riposizionare i muscoli a seguito di diastasi dei muscoli addominali.  

Come si svolge

L’intervento prevede l’incisione della zona centrale sovrapubica. In questo modo vengono eliminati la cute e il grasso superficiale in eccesso. Se necessario, si procede a riposizionamento dei muscoli addominali. Qualora ci fossero ulteriori depositi di grasso, si eliminano con cannule per la lipoaspirazione che vengono inserite in piccoli fori praticati sulla cute. L’intervento si esegue in anestesia generale.
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Chirurgia aperta e artroscopica del ginocchio

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Chirurgia aperta e artroscopica del ginocchio

L’artroscopia di ginocchio è una tecnica chirurgica che consente di diagnosticare e trattare varie patologie del ginocchio attraverso una tecnica chirurgica mini-invasiva. Il termine artroscopia deriva dall’unione di due elementi linguistici: artro (articolazione) e scopia (guardare). E in effetti questo è il suo ruolo: guardare, meglio ancora indagare, un’articolazione per scoprire patologie ma anche per curarle

A cosa serve

Grazie a questa metodiche si possono risolvere molte delle più frequenti patologie traumatiche e degenerative come la ricostruzione del legamento crociato anteriore del ginocchio con tendine rotuleo e semitendinoso e gracile, il trattamento delle lesioni meniscali del ginocchio, il trattamento delle lesioni cartilaginee del ginocchio e il trattamento dei mal allineamenti dell’apparato estensore del ginocchio.

Come si svolge

Attraverso questa tecnica vengono esplorate le cavità articolari con telecamere di pochi millimetri. Questo permette di eseguire gesti chirurgici un tempo possibili solo con metodiche assai più invasive. In tal modo si riducono i tempi operatori e spesso anche il periodo riabilitativo e le complicanze.
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Chirurgia aperta e artroscopica della spalla

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Chirurgia aperta e artroscopica della spalla

L’artroscopia della spalla è un intervento chirurgico mininvasivo che consente di curare diverse patologie articolari con un trauma chirurgico ridotto e cicatrici minime. Il termine artroscopia deriva dall’unione di due elementi linguistici: artro (articolazione) e scopia (guardare). E in effetti questo è il suo ruolo: guardare, meglio ancora indagare, un’articolazione per scoprire patologie ma anche per curarle

A cosa serve

La tecnica artroscopica, è indicata per il trattamento di varie patologie che possono colpire l’articolazione:
  • Lesione della cuffia dei rotatori;
  • Lesione dei legamenti a seguito della lussazione della spalla;
  • Instabilità di spalla;
  • Tendinopatia calcifica;
  • Patologie del bicipite:
  • Lesioni della cartilagine;
  • Sindrome da conflitto subacromiale (impingement).

Come si svolge

Grazie alla tecnica artroscopica, è possibile esplorare dall’interno la spalla, introducendo una sonda collegata a una telecamera, attraverso due o più piccoli accessi, di massimo 10 millimetri di diametro (ecco perché si parla di tecnica minimamente invasiva) attraverso i quali è possibile introdurre anche strumenti chirurgici che consentono poi di trattare le diverse patologie articolari. Questo permette di eseguire gesti chirurgici un tempo possibili solo con metodiche assai più invasive. In tal modo si riducono i tempi operatori e spesso anche il periodo riabilitativo e le complicanze
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Chirurgia correttiva dell’anca (a cielo aperto)

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Chirurgia correttiva dell’anca (a cielo aperto)

La chirurgia correttiva dell'anca (a cielo aperto) è un intervento conservativo che viene eseguito quando i difetti dell'articolazione coxofemorale sono particolarmente gravi o non possono essere trattati in artroscopia.  

A cosa serve

La chirurgica correttiva dell’anca (a cielo aperto) è una tecnica alternativa all'artroscopia che prevede un accesso chirurgico più ampio. È una tecnica più invasiva ma che è necessaria se i difetti dell'articolazione coxofemorale hanno una particolare complessità.

Come si svolge

L’intervento può essere eseguito mediante l’utilizzo di diverse tecniche. La maggior parte delle volte viene prima creato un accesso chirurgico eseguendo un taglio che preservi il più possibile i muscoli e poi si procede alle manovre ossee che servono a correggere la deformità specifica del paziente. L'intervento viene eseguito cercando di danneggiare il meno possibile i vasi sanguigni che nutrono l'osso.
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L’intervento più richiesto è la correzione dell’alluce valgo, ma anche la correzione delle deformità delle altre dita, l’intervento per il neuroma di Morton, e per altre patologie più rare come il morbo di Ledderhose e le patologie dell’ età evolutiva come il calcagno valgo. Si eseguono routinariamente tutti gli interventi di chirurgia del piede con le tecniche attualmente più accreditate, nella maggioranza dei casi mini-invasive. Tuttavia per ogni piede viene eseguito il trattamento chirurgico più idoneo ai fini della risoluzione dei disturbi nel singolo caso. Particolare attenzione viene rivolta alla prevenzione del dolore post-operatorio, ridotto al minimo grazie alla riduzione dei tempi chirurgici, all’uso di tecniche mini-invasive ed alla piena collaborazione tra chirurghi, anestesisti e personale paramedico. Nella maggior parte dei casi il trattamento viene eseguito in anestesia loco-regionale in day surgery e quando possibile il paziente viene inviato al proprio domicilio il giorno stesso dell’intervento.

A cosa serve

Le moderne tecniche operatorie introdotte nella chirurgia del piede permettono di risolvere o alleviare disturbi più o meno gravi, assicurando il ripristino delle caratteristiche biomeccaniche e anche la ricostruzione di un'estetica del piede equilibrata e armoniosa. I principali interventi trattati sono:
  • Alluce vago
  • Dita a martello
  • Sovraccarichi metatarsali
  • Neuroma di Morton
  • Piede piatto
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Chirurgia protesica dell’anca

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Chirurgia protesica dell’anca

L’intervento di protesi dell’anca consiste nella sostituzione completa dell’articolazione utilizzando delle protesi in metallo. Attualmente le protesi maggiormente utilizzate sono costruite in lega di titanio, ma possono anche venire cementate all’osso protesi di differenti leghe metalliche.  

A cosa serve

L’intervento serve a intervenire nei casi più avanzati di degenerazione dell'articolazione per i quali sono controindicati o non hanno avuto successo i trattamenti conservativi.

Come si svolge

La tecnica chirurgica utilizza un approccio mini-invasivo, con tagli cutanei piccoli, riducendo al massimo l'impatto sui muscoli. La via di accesso all'anca è la postero-laterale con il vantaggio di non intaccare gli abduttori dell'anca, anche se, in alcuni casi particolari, il chirurgo si avvale di altre vie di accesso. L'intervento viene praticato in genere in anestesia peridurale, ma in relazione al caso è facoltà dell'anestesista la scelta della soluzione migliore.
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Chirurgia protesica della spalla

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Chirurgia protesica della spalla

Si tratta dell’insieme di tecniche e procedure necessarie quando il danno a carico dell’articolazione della spalla richiede un trattamento radicale di sostituzione con componenti protesiche.

A cosa serve

L’obiettivo della protesi è quello di eliminare il dolore e migliorare i movimenti. Proprio per questo, lo specialista deve valutare se sostituire l’articolazione con una protesi tenendo conto di diversi fattori (dolore, sintomi, grado di compromissione della funzionalità della spalla, età del paziente…).

Come si svolge

L'intervento di chirurgia protesica della spalla può essere effettuato in vari modi. La sostituzione può essere totale (testa dell'omero e glena) oppure parziale (solo testa dell’omero). In entrambi i casi verrà praticata un'incisione sulla parte anteriore della spalla, tra il deltoide e il grande pettorale per rimuovere poi le componenti ossee usurate (omerali e/o glenoidee) e sostituendole con componenti protesiche
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Cistoscopia

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Cistoscopia

La cistoscopia è un esame che consente di vedere l’interno dell’uretra e della vescica utilizzando uno strumento detto cistoscopio, che viene lentamente inserito attraverso l’uretra fin nella vescica.

A cosa serve

La cistoscopia viene utilizzata per diagnosticare, monitorare e trattare malattie che colpiscono la vescica e l’uretra come, per esempio, infiammazioni, calcoli, tumori alla vescica o iperplasie prostatiche. Può essere usata anche per fare biospie e per diagnosticare una stenosi dell’uretra.

Come si svolge

Per poter eseguire una cistoscopia è necessario far sdraiare il paziente in posizione supina con le ginocchia piegate e i piedi a staffa. Successivamente il medico procederà alla sedazione (tramite un gel anestetizzante o con un’iniezione in vena) e inizierà l’esame vero e proprio inserendo il cistoscopio con il quale esaminerà l’uretra e la vescica e inietterà una soluzione sterile per osservare meglio l’interno della vescica. Eventualmente eseguirà eventuali biopsie o altre procedure previste nel corso dell’esame.
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Devitalizzazione del dente (endodonzia)

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Devitalizzazione del dente (endodonzia)

L’endodonzia è la branca dell’odontoiatria che si occupa dei tessuti interni del dente, delle patologie e delle cure dentarie correlate. In presenza di patologie del cavo orale, il trattamento devitalizzazione del dente consiste nella rimozione della polpa dentale e dei batteri presenti all’interno del canale radicolare.

A cosa serve

La diagnosi endodontica aiuta a individuare i tessuti del dente o quelli che circondano la radice dentale ammalati o danneggiati da carie o traumi. In presenza di questi fattori, la pratica della devitalizzazione permette di salvare il dente interessato, senza estrazione.

Come si svolge

L’intervento di cura canalare del dente si articola in tre fasi: rimozione del nervo dentale, pulizia del canale radicolare e sigillatura con materiale termoplastico e cemento, oppure un materiale sigillante a uso medico. Generalmente, è sufficiente una sola seduta.
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Ecocolordoppler dei tronchi sovraortici (TSA)

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Ecocolordoppler dei tronchi sovraortici (TSA)

L’Ecocolordoppler dei tronchi sovraortici (TSA) è un esame utile a studiare e monitorare i vasi sanguigni (arterie e vene) che nutrono le strutture del capo, e per la diagnosi delle malattie cerebrovascolari.

A cosa serve

L’ecocolordoppler dei tronchi sovraortici (TSA) è un esame grazie al quale è possibile studiare la morfologia dei vasi (pervietà e calibro), riconoscere le lesioni aterosclerotiche (placche), il conseguente grado di stenosi e il loro evolversi e viene effettuato per escludere la presenza di trombosi venose. L’ecocolordoppler fornisce immagini a colori (rosso e blu) dei flussi venosi e arteriosi evidenziando anche le più piccole lesioni delle pareti dei vasi consentendo di valutarne con precisione l’entità.

Come si svolge

L’ecocolordoppler dei tronchi sovraortici (TSA) si svolge come una qualsiasi ecografia e non comporta alcun disturbo per il paziente.
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Ecografia addome completo

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Ecografia addome completo

L’ecografia dell’addome completo è un esame che non prevede l’uso di radiazioni e si basa sull’emissione di ultrasuoni, che non provocano danno all’organismo. Viene effettuato tramite focalizzazione spaziale secondo i vari piani anatomici dell’organo.

A cosa serve

Grazie all’ecografia dell’addome completo si possono esplorare il fegato, la cistifellea, le vie biliari, la milza, i reni, il pancreas, lo stomaco, i grossi vasi sanguigni, la vescica, l’utero, le ovaie e la prostata. L’esame viene impiegato per visualizzare la morfologia dei parenchimi e l’eventuale presenza di lesioni.

Come si svolge

Per eseguire l’esame il paziente viene fatto sdraiare a pancia in su e successivamente si procede con lo scorrimento della sonda ecografica – azionata manualmente dal medico – sull’addome preventivamente cosparso di un gel trasparente che ha lo scopo di favorire il passaggio degli ultrasuoni dalla sonda.
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Ecografia addome inferiore

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Ecografia addome inferiore

L’ecografia dell’addome inferiore è un esame diagnostico non invasivo che, grazie agli ultrasuoni, studia i principali organi dell’addome inferiore o dello scavo pelvico (vescica, prostata maschile, genitali interni femminili). Viene anche eseguita in ginecologia per sostituire o per completare l’esame ecografico transvaginale.

A cosa serve

L’esame viene eseguito per diverse motivazioni diagnostiche. Nei pazienti di sesso maschile è eseguito dal radiologo o dall’urologo per studiare la vescica, la volumetria prostatica e la capacità di svuotamento vescicale (residuo urinario post-minzionale). Nelle pazienti di sesso femminile è eseguito dal ginecologo o dal radiologo per studiare utero, ovaie ed eventuali masse dello scavo pelvico. In alcuni casi possono anche essere studiati il colon, le anse intestinali e l’appendice.

Come si svolge

Per svolgere l’esame, il paziente dovrà sdraiarsi in posizione supina. Successivamente verrà applicata una piccola quantità di gel sulla superficie cutanea dell’addome in modo che il medico possa appoggiare e muovere una sonda collegata all’apparecchiatura ecografica, in grado di produrre sezioni anatomiche fedeli delle strutture esaminate.
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