La chirurgia bariatrica è la branca che si occupa del trattamento chirurgico dei pazienti affetti da obesità. Un intervento in grado di determinare una perdita di peso significativa nel lungo termine, che rappresenta ancora oggi un efficace strumento di supporto alla necessità e alla determinazione della persona obesa di perdere l’eccesso e di riuscire a mantenerlo nel lungo periodo.

Parliamo infatti di un obiettivo a volte difficile da raggiungere con il solo approccio comportamentale-conservativo. Tutto questo in un contesto sociale dove manca ancora la concezione dell’obesità come malattia grave.

Il paziente obeso non deve infatti essere visto solo come una persona che mangia tanto, poiché si tratta di un individuo nato con determinate caratteristiche, tendenzialmente poi conservate per tutta la vita, a partire da un livello di obesità già elevato nel periodo infantile.

Quali sono dunque le soluzioni in merito e come si snoda l’attuale iter della chirurgia bariatrica? A portare un contributo significativo sul tema è intervenuto il Dottor Marcello Lucchese, medico chirurgo attivo da più di 30 anni nell’ambito della chirurgia bariatrica, e attualmente operativo presso la struttura Korian Leonardo da Vinci di Firenze.

Quali sono le caratteristiche e la finalità della chirurgia bariatrica?
“La chirurgia bariatrica è una branca della chirurgia generale che cura l’obesità grave, vale a dire quei pazienti che generalmente pesano il doppio di quanto dovrebbero pesare, secondo le stime fornite dall’indice di massa corporea. Tuttavia, è bene specificarlo, è possibile ricorrere all’intervento chirurgico esclusivamente quando l’obesità risulta essere grave, con un indice di massa corporeo pari circa a 35, contro il 25 del normopeso”.

Esistono differenti tipologie di interventi all’interno di questa chirurgia?
“Sicuramente esistono tanti mezzi per far perdere peso a un paziente. Quella della chirurgia bariatrica è una procedura ormai affinata e affidabile per questo tipo di terapia. Le attuali procedure esistenti agiscono prettamente solo sullo stomaco, oppure a livello dell’intestino, come con il bypass gastrico”.

Come viene valutata la candidabilità di un paziente all’intervento?
“Come detto il paziente è candidabile all’intervento chirurgico con un indice di massa corporeo superiore a 35. Dopo che è stato dato parere positivo è fondamentale definire, attraverso una valutazione multidisciplinare, quale intervento sia più adatto a lui, valutandone le indicazioni e le controindicazioni sulla base della sua storica clinica. Il criterio può essere duplice: agire a livello di riduzione dell’appetito e della possibilità alimentare, oppure ridurre questa, affiancandole una riduzione dell’assorbimento del cibo. Questi due metodi consentono una perdita importante del peso, permettendo di effettuare liberamente l’attività fisica funzionale. Il nostro obiettivo è dunque quello di riportare il paziente a svolgere un’attività necessaria ad un organismo che ha una spesa energetica molto bassa, e che quindi non ha un consumo sufficiente a giustificare la sua alimentazione”.

Quali sono i risultati in termini di peso e miglioramento della salute?
“I risultati sono buoni se rapportati ai rischi che l’obesità comporta per la persona, considerando che spesso questa si accompagna a una sindrome metabolica, cioè diabete di tipo 2, ipertensione, patologie da reflusso, fino ad arrivare all’associazione con alcuni tipi di tumori maligni. Partiamo dal presupposto che occorre già arrivare all’intervento in condizione cardiache respiratorie accettabili e con una perdita di peso preventivo. I risultati danno al paziente una qualità di vita nettamente migliore, allungandone l’aspettativa, soprattutto se pensiamo che i malati di obesità grave vivono mediamente 10-15 anni in meno degli altri individui”.

Quali sono i cambiamenti nella quotidianità dopo l’intervento?
“Innanzitutto, è bene dire che occorre offrire al paziente un percorso che favorisce un cambiamento totale delle abitudini di vita, sia dal punto di vista nutrizionale che comportamentale. Viene predisposta una fisioterapia pre e post-operatoria, all’interno di un percorso multidisciplinare anche fisico e psicologico, grazie a tre figure di base che seguono il paziente dall’inizio: il chirurgo, lo psicologo e il nutrizionista”.

Quindi anche la figura psicologica recita un ruolo fondamentale?
“Negli anni ho imparato a constatare che soltanto chi ha la patologia capisce realmente cosa significa essere obeso. Dall’esterno le persone non intuiscono le difficoltà di un obeso che si sente escluso e rifiutato dalla società. Ci sono casi di persone che ancora oggi non vengono assunte o vengono licenziate a causa della malattia. Per questo è necessario seguire e accompagnarlo dal punto di vista psicologico”.

Qual è la sfida più grande per un paziente?
“I problemi più grossi sono senza dubbio di natura sociale e familiare. Esistono infatti spesso difficoltà anche nel riconoscimento della propria invalidità. Un problema enorme dal punto di vista sociale, tanto che molti pazienti vivono una condizione quasi di reclusione. Fortunatamente post-intervento la persona spesso metabolizza il disagio, muovendosi di più, e relazionandosi maggiormente con le persone. Si viene a creare un percorso di accettazione verso se stessi e gli altri che fa concretamente la differenza”.

Come funzionano i follow up?
“Il paziente viene monitirato secondo le scadenze del Registro Italiano della Chirurgia dell’Obesità, nel quale vengono schedati i risultati di tutti i pazienti in forma anonima. Le scadenze sono naturalmente più pressanti all’inizio, per poi diminuire: dalla cadenza trimestrale a quella annuale. Avvengono infatti anche complicazioni dopo molti anni dall’intervento, per questo occorre mantenere sotto controllo il paziente”.

Viviamo in una società attenta al giudizio degli altri. Quanto influisce questo sul numero delle richieste di intervento?
“Capita di vedere spesso ragazze giovani che, sentendosi rifiutate da amici e familiari, sentono l’esigenza di fare un intervento per una ragione di natura estetica. In realtà la chirurgia bariatrica non ha questa finalità, ma può rappresentare il primo step per sentirsi meglio, con una perdita di peso significativo. Chiaramente si tratta di un argomento che coinvolge la professionalità di un chirurgo plastico. Ecco perché frequentemente le due sfere di ambito vengono confuse”.

Si tratta di un intervento effettuabile sia con il SSN che privatamente?
“Assolutamente. Parliamo di una patologia grave; quindi, il paziente può essere operato sia totalmente a carico del Sistema Sanitario Nazionale, che privatamente se vuole scegliere quando operarsi. Gli interventi sono molto delicati. Esiste una mortalità rara, che naturalmente è molto inferiore ai tassi di mortalità dell’obesità grave. La bacchetta magica non esiste, ma con la giusta attenzione questa tecnica può condurre a grandi risultati”.

 

Articolo realizzato con il contributo del Dottor Marcello Lucchese.

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